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A volte arrivano tempi in cui vanno prese decisioni difficili, e ho capito che fuggirli serve a poco o a nulla, se non a peggiorare le cose.
Perchè mentre sei impegnato a scappare il mondo intorno a te cambia, e tu resti indietro, imprigionato in un tempo che non esiste più. Purtroppo quest'ultimo è l'atteggiamento che la nostra Facoltà, e i suoi organi di governo assumono da fin troppo tempo.
Si fugge da ogni decisione “politica” fino a quando questa non ci assale, e così è stato relativamente all'introduzione del numero programmato o “chiuso” che ci ha “raggiunti” nei primi giorni di questo mese.
Qui la mia prima valutazione: quello che non si è compreso è che il peso politico di Giurisprudenza nel nostro Ateneo è schiacciato da quello rispettivamente di Medicina e Ingegneria, facoltà dal punto di vista della componente docente molto più numerose. Perciò a ragion veduta anziché fuggire dalle decisioni importanti dovremmo corrergli incontro e anticiparle, insomma dettare la linea politica, essere Avanguardia.
Nella realtà dei fatti siamo stati gli ultimi, e ci siamo interrogati seriamente sulla questione solo quando c'è stato chiesto in maniera diretta e inappellabile dal Delegato del Rettore alla Didattica.
E proprio quando arrivano i tempi delle scelte difficili si può cadere nei tranelli delle ideologie, che purtroppo ci riservano posizioni anacronistiche.
Il tema del numero programmato è sicuramente delicato, lo attraversano le aspirazioni di generazioni intere, i sacrifici delle famiglie e le sorti dell'Università pubblica. Ma a volte bisogna avere il coraggio di pensarla diversamente. Sicuramente dal punto di vista del principio saremmo d'accordo all'accesso libero a tutte le Facoltà del nostro Ateneo. Ma il dato reale non è questo, poiché di fatto inserire il numero chiuso a Giurisprudenza era diventato un “male necessario” per varie ragioni.
C'era sicuramente una componente psicologica da eliminare relativamente a chi si approcciava per la prima volta alla nostra Facoltà, ovvero l'evidente perdita di prestigio e considerazione dovuta al fatto che se lo studente medio non si fosse trovato di fronte un test selettivo allora la Facoltà in questione era di Serie B.
In più come se non bastasse avevamo assunto il ruolo di “Facoltà-Rifugio”, per cui Giurisprudenza risultava essere l'ottava, nona scelta nel caso in cui non si fosse “entrati” in nessun'altra.
Inoltre alla razionalizzazione in entrata corrisponderebbe una razionalizzazione “di fatto in uscita”, visto che il mondo delle professioni ormai saturo non è in grado di accogliere un'infinita schiera di “avvocati disoccupati”.
Infine dal numero degli studenti iscritti dipende anche e soprattutto la qualità dei servizi offerti, e credo siano sotto gli occhi di tutti le carenze strutturali e organizzative che viviamo.
Coerenti con la nostra storia e con le nostre idee ci siamo perciò schierati a favore, in virtù di queste argomentazioni all'introduzione del numero programmato. Una programmazione etica che mantenesse un equilibrio tra possibilità d'accesso e capacità d'accoglienza. In ultima istanza di è deciso per mille studenti a partire dal prossimo anno accademico. Forse ancora troppi, ma come già detto tenere il freno a mano alzato fa parte del DNA della nostra Facoltà.
E per quanto riguarda il Forum studentesco Lybra posso dire con serenità che il non essere omologati, l'essere diversi e alternatici costa fatica ed energie. In quanto prendendo questa posizione una parte della rappresentanza ha tentato la carta della Retorica del Diritti allo Studio. Ma mi chiedo, cosa c'è “dentro” al diritto allo studio, solo la possibilità di accedere o anche il diritto di avere un servizio proporzionale alla preparazione necessaria ad emergere nel mondo delle professioni.
Insomma esistono tempi in cui si devono prendere decisioni difficili, e noi senza paura non ci tiriamo indietro.
Mirko Romano
Presidente del Forum studentesco Lybra
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